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limone sfusato amalfitano

Il limone, tra mito e realtà

Se c’è una cosa di cui c’è sempre una certa abbondanza, dalle nostre parti… quella è il limone. Le nostre costiere (Amalfitana e Sorrentina) sono terre vocate alla produzione del limone, l’ingrediente fondamentale per uno dei nostri liquori più diffusi. Chi non ha assaggiato almeno una volta in vita sua il famoso liquore a base di limone? Perfino gli astemi ne conoscono almeno il nome: parliamo del limoncello, probabilmente il più famoso liquore al mondo, l’ammazzacaffè obbligatorio dopo un pranzo domenicale del Sud Italia, ancor meglio se freddo di freezer e con i bicchieri patinati dalla brina. Non potrete desiderare miglior digestione e pennichella 😉

Noi di Orcetti amiamo raccontare storie, specialmente quando queste fanno riferimento al nostro territorio (e ai nostri fantastici ingredienti!). Parliamo un po’ del limone, da dove proviene, del perché abbiamo scelto di imbottigliarlo sotto forma di liquore nei nostri Orcetti e portarli ai tuoi eventi.

Mito e storia del limone

Quando Hera si sposò con Zeus, ricevette come dono di nozze dalla suocera Gea (Madre Terra per gli amici) un albero di pomi d’oro. Secondo gli interpreti, i pomi d’oro non erano mele dorate, ma facevano riferimento proprio ai limoni, frutto considerato in epoca antica raro, prezioso e dai molteplici usi, soprattutto medicali.

Hera apprezzò il regalo e decise di piantarlo e custodirlo gelosamente nel Giardino delle Esperidi, un luogo incantato situato alle pendici del Monte Atlante. Le Esperidi erano ninfe, ovvero dee della natura. Esse animavano e proteggevano boschi, monti, sorgenti… Tutto quello che era considerato naturale e prezioso. Furono felici di prendere in affidamento l’albero di limoni, a cui legarono a guinzaglio il fido Ladone, un simpatico draghetto a 100 teste molto, molto possessivo.

L’albero di limoni di Hera divenne così famoso che fu oggetto di una di una delle Dodici Fatiche di Ercole. Senza addentrarci troppo nei particolari (gli affari delle famiglie divine ai tempi di Zeus erano parecchio intricati), Ercole si intrufolò di nascosto nel Giardino delle Esperidi, avvelenò il can… ehm, uccise il drago e rubò alcuni limoni per portarli agli uomini e diffonderli sulla terra. La prossima volta che vi serviranno una rinfrescante granita al limone, fermatevi un attimo e ringraziate sinceramente Ercole.

Eracle che convince Ladone (visione sconsigliata agli animalisti)
Credits: Walters Art Museum / Public domain

Poggiando i piedi per terra, la storia ci riporta che il limone fece il suo ingresso in Europa e, in maniera più specifica, nel Sud Italia a partire dall’anno 200 avanti Cristo. Raffigurazioni di limoni sono presenti negli affreschi pompeiani, probabilmente perché portati da mercanti e raccolti in terre lontane. Gli Antichi Romani conoscevano bene questo frutto, quindi, ma lo coltivavano solo nel Sud Italia, dove le temperature più miti permettevano al frutto di esprimersi al meglio. Successivamente, in epoca medievale, la storia ci narra che era già diffuso in tutto il bacino del mediterraneo ed era regolarmente coltivato anche in Cina. Troviamo tracce storiche del limone anche in Egitto, Iraq e Persia. Proprio in persiano, il termine līmū indica genericamente gli agrumi e il nostro termine “limone” deriva in larga parte da lì!

In Campania, Plinio il Vecchio conferma la presenza della pianta di limone parlandone più volte. Come accennato prima, anche a Ercolano e nell’antica Pompei vennero scoperti un paio di alberi di limone dipinti sulle mura della Casa/Domus del Frutteto. Correte a visitarla! Le storiche invasioni arabe ne consolidarono in seguito l’uso, soprattutto nel Regno di Napoli.

Il nostro limone

L’uso del limone, il cui nome scientifico è citrus limon, è ormai diffuso in tutto il mondo e ogni paese ne prevede svariati usi in cucina. Dove cresce, però? La pianta di limone rende al meglio nelle regione con clima caldo e umido. Il maggior produttore è l’India, con circa il 16% della produzione mondiale, a cui seguono in ordine Messico, Cina, Argentina, Brasile, Turchia, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Iran e… finalmente, Italia (un undicesimo posto guadagnato però a testa alta!).

In Italia, il clima mite rende le nostre zone a Sud particolarmente vocate per la produzione di un buon limone e, di conseguenza, di un buon limoncello. Il terroir, poi, dà il suo generoso contributo. Dalla Costiera Amalfitana e Costiera Sorrentina derivano le cultivar di limoni che usiamo per i nostri liquori, il Limone di Sorrento IGP e il Limone Costa d’Amalfi IGP, conosciuto anche come Sfusato Amalfitano.

I nostri limoni hanno caratteristiche simili e presentano una buccia giallo chiaro spessa ed edibile in quanto panosa, ricca di oli essenziali e quindi molto profumata. Le scorze si usano per produrre il limoncello. La polpa è succosa e mediamente acida, con pochi semi. Le dimensioni sono in genere notevoli, e rappresentano in genere il tratto distivo tra tutte le altre cultivar: un esemplare può superare i 120 grammi di peso.

Solo i limoni delle costiere amalfitana e sorrentina consentono di ottenere un limoncello dal sapore intenso, che tutto il mondo invidia (e hanno ragione!)

limone sfusato amalfitano
Lo Sfusato Amalfitano. Leggermente amaro, dolciastro e croccante (beh, quasi). Potete prendelo a morsi!
(Credits Carlo Cavaliere)

Le proprietà terapeutiche del limone Sfusato Amalfitano

Una panacea per tutti i mali, o quasi. Il limone nostrano si inserisce a pieno titolo tra i protagonisti della Dieta Mediterranea, e non a caso in antichità, come abbiamo visto, era considerato un dono divino. Cito le seguenti proprietà terapeutiche:

  • Azione antinfettiva: aumento della resistenza contro i microrganismi
  • Stimolazione del sistema immunitario grazie alla vitamina C
  • Attività antistress: l’acido citrico e altre sostanze facilitano i processi di ossido riduzione e consentono la produzione di energia
  • Azione protettiva per i fumatori
  • Azione sulla crescita e prevenzione della senescenza
  • Potenziamento delle prestazione sportive

Limonare limonare limonare!

Nella cultura popolare, limonare è una voce lombarda gergale indicante lo scambio di effusioni amorose. Deriva probabilmente dall’azione della spremitura del limone o probabilmente al fatto che i limoni un tempo si vendevano in coppia.

Anche Pablo Neruda, nella sua Ode al Limone, non risparmia dettagli generosi che in qualche modo si rifanno all’amore acido e fresco. Un passo dell’Ode recita:

…Così, quando la tua mano strizza l’emisfero del tagliato limone sul tuo piatto,

un universo d’oro tu spargi,

un giallo calice di miracoli,

uno dei capezzoli odorosi del petto della terra,

raggio di luce convertito in frutto,

il minuscolo fuoco di un pianeta.

Anche tu, ora, apprezzi un po’ più l’amaro dei limoni? Puoi provarlo e farlo provare sotto forma di limoncello, imbottigliato nei nostri Orcetti, agli ospiti del tuo evento.

Bibliografia

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